ELABORARE IL LUTTO

COME AFFRONTARE LA MORTE DI UNA PERSONA CARA : L’INTEVENTO PSICOLOGICO 

EDIT: DOTT.SSA STEFANIA LANCINI PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA IN FRANCIACORTA

Passerà il dolore? Lo supererò? Passerà la mancanza?

Ora vi spaventerete se vi dico che tutto questo non passerà, ma si modificherà e prenderà una forma diversa.
La perdita di una persona cara lascia un vuoto,  una sensazione che ognuno di noi può descrivere in modo differente ma ciò che accomuna è la perdita e il suo dolore, così lacerante che sembra quasi fisico come se qualcuno ti strappasse il cuore e lasciasse una buco, un vuoto.
Ma che ne facciamo di questo vuoto?  Lo riempiamo o lo lasciamo così?

La mia risposta é:  Impariamo a vivere con questo nuovo spazio.

Come? diamoci del tempo, ricordandoci che non c’è scadenza e che va bene avere il proprio tempo, perché il giusto tempo è il TUO .Ricordo una piccola conversazione con una paziente :

P: Che ne faccio di questo vuoto?
T: Che vuole farne?
P: I vuoti solitamente si riempiono. Se penso ai cestini vuoti, ai cassetti, alla credenza… tutto va riempito, no? ecco perché  io potrei riempire il mio vuoto facendo cose, lavorando, perché occupare il tempo mi aiuta a non pensare.
T: Se invece lo lasciassimo nella sua attuale forma, che potrebbe succedere?
P: Se scegliessi di rimanere in quel vuoto proverei paura. Paura di sentire, paura di cadere e di non rialzarmi più
T: Lei ha ragione tutto ciò fa paura.

Questa piccola conversazione porta a galla la paura, lecita, che il vuoto lasciato dalla perdita di una persona cara fa emergere: la paura di SENTIRE, sentire il dolore e le voci che si creano attorno ad esso.

Il primo passo sarà quello di accogliere quello che proviamo.

La teoria classica del lutto prevede che la sua elaborazione è un traguardo che passa dal superamento di diverse fasi:

FASE DELLA NEGAZIONE (O DEL RIFIUTO).

A volte la realtà è così intollerabile che siamo costretti a negarla.
È la prima fase che si incontra, un periodo in cui la persona tende a negare e rifiutare l’idea che ci sia stata una perdita (ma anche ricevere una diagnosi medica infausta o altre notizie profondamente negative). “Non è possibile”, “Non è vero”.. non ci rendiamo conto di quanto sta succedendo.

FASE DELLA CONTRATTAZIONE E DEL PATTEGGIAMENTO.
Certo, il patteggiamento è sorretto dall’illogica speranza che sia possibile far rivivere il passato, ma rappresenta comunque un passo in avanti nell’elaborazione del lutto perché è una condizione che non presuppone la negazione della perdita.
Si inizia a pensare a presente e futuro con la consapevolezza che saranno senza la persona che si è persa, ma che comunque occorre andare avanti, con speranza.

FASE DELLA RABBIA.
Nel lutto, la rabbia sopraggiunge dopo che fallisce ogni tentativo di patteggiamento.
Più la consapevolezza aumenta, più si manifestano emozioni di rabbia, intensa paura e smarrimento. Possono essere momenti in cui sfocia un’aggressività intensa anche nei confronti di amici, parenti, elementi terzi (Dio, destino…)

FASE DELLA DEPRESSIONE.
Quella collera potrebbe averti salvato, altrimenti, un sentimento prematuro ti avrebbe colto mentre ancora eri privo degli strumenti necessari per affrontarlo.
Ma è difficile restare arrabbiati per sempre, e così, appena le energie richieste per rinvigorire l’ira sono venute meno, hai cominciato a sentire qualcosa di ben peggiore. La consapevolezza della perdita è sempre più radicata e prevale sulla progettualità, gli aspetti più deprimenti sembrano avere la meglio sul resto e la sofferenza può essere molto intensa.                                                     Allora ti senti triste, solo, vuoto. Impotente. Il futuro ti appare privo di significato, il passato sembra essere lì apposta per ricordarti che non ti rimane niente.
Non certo qualcosa di desiderabile ma che, paradossalmente, può rappresentare una porta d’uscita dal lutto.

FASE DELL’ACCETTAZIONE.
È la fase che, se raggiunta, caratterizza l’elaborazione del lutto, ovvero la capacità di integrare la perdita all’interno della propria vita. Ovviamente non significa non provare più dolore, ma poter proseguire nei propri progetti di vita.

Potrebbe però succedere che l’elaborazione del lutto si fermi ad una delle fasi (per es. fase della rabbia, emozione che ti tiene in vita e che tolleri più facilmente). Ecco perché è importante chiedere aiuto a persone esperte che vi accompagnano a prendere consapevolezza del vostro percorso di elaborazione.

Non per forza bisogna seguire queste fasi in sequenza, ma è bene tenerne da conto.

Sii, inoltre, consapevole che hai davanti un percorso non lineare: dopo settimane di tristezza potrà tornare a farti visita, inaspettata, la rabbia. Dopo un periodo di serenità, speranzoso di stare ormai meglio, una mattina potresti risvegliarti con i soliti vecchi e neri pensieri che ti pesano sul cuore.Non ci sarebbe nulla di strano. Il lutto risolto è frutto di un viaggio, spesso accidentato, attraverso le varie fasi che lo compongono.

Ricorda:

“Alla fine del buio della notte, che precede l’alba, ritroviamo la luce di un nuovo giorno”

Io sono qua disponibile ad accompagnarTI  in questo doloroso viaggio che dal buio porta alla luce.

 Dottoressa Stefania Lancini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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