UN SALVAGENTE NEL DISEGNO

Il significato Psicologico dell’intervento con il minore.

Edit: Dott.ssa Psicologa Stefania Lancini

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Vi chiederete, che significato può avere un salvagente per un bambino?

Un semplice salvagente, disegnato su un pezzo di carta, condiviso con il minore nella stanza di terapia, può assumere molteplici significati.
A questa affermazione vorrei collegare la mia esperienza come Psicologa.

Un anno fa ho conosciuto Marco (nome fittizio), un bambino di 9 anni, che giunge nel mio studio ad Adro accompagnato dai genitori, con la richiesta di una valutazione psicologica per sospetto  ADHD, Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività.
Dopo un’attenta valutazione psicologica, avvenuta attraverso test proiettivi, ed esclusione del presunto sospetto, emerge una difficoltà nel processo di crescita ed un’“immaturità emotiva” esternata con comportamenti regressivi di fronte, soprattutto, a situazioni critiche.
Comunico ai genitori ciò che è emerso e concordiamo insieme un percorso di sostegno psicologico, per offrire a Marco uno spazio di espressione e lettura emotiva, un luogo dove potersi sperimentare come individuo più autonomo e accrescere l’autostima.

L’intervento Psicologico con i minori è differente da quello con l’adulto, perché il canale verbale viene utilizzato secondariamente per dare spazio a canali espressivi privilegiati come: giochi, disegni, favole, costruzioni, narrazioni, movimenti, scoperte, in modo da stabilire un clima emotivo di comprensione nel quale si renda possibile un processo dialogico.
E’ importante che, comunque sia arredata, la stanza dedicata all’analisi con i bambini, sia protettiva e accogliente, fin dal primo momento; è importante che sia tale da stimolarlo a essere curioso, a muoversi, a giocare ed, eventualmente, a esprimere ira e distruttività senza pericolo ne per sé ne per l’analista.
Per i bambini la psicoterapia è un trattamento altamente intrusivo anche perché, solitamente, viene loro imposta dall’esterno.
Tenendo presente ciò che ho sopracitato, mi relaziono a lui abbassandomi e posizionandomi alla sua altezza, non per evitare una disuguaglianza dei ruoli ma piuttosto per mettermi in ascolto.

Il percorso è durato all’incirca un anno, nel quale Marco mi ha mostrato con difficoltà e paura il suo mondo interno facendomi provare il senso di impotenza che stava vivendo. Durante la terapia è riuscito ad esternare emozioni come la rabbia e capire che dietro di essa si nascondeva un’altra emozione: la paura di diventare grande e di perdere l’amore dei genitori.
Ad un passo dall’ultimo incontro chiedo a Marco di disegnarmi il senso del percorso che abbiamo fatto assieme.
Marco sceglie di rappresentare una piscina con un trampolino dal quale disegna un bambino che si tuffa, poi chiede a me di inserire qualcosa. Decido di disegnare un salvagente, provocando in lui questa domanda: “Perché un salvagente se so nuotare?“, rispondo dicendo: “Il salvagente lo puoi utilizzare per aggrapparti in caso ti volessi riposare“.

Marco sorride e continua a disegnare.

Il salvagente, in questo caso, l’ho inserito con la finalità di dare un senso di rassicurazione, riconoscendo il permesso di crescita (lo slancio), ma passandogli il messaggio che non è solo e che può chiedere aiuto, in caso avesse paura.

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Dottoressa Stefania Lancini

 

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