TERRORISMO: COSA COMUNICARE AI NOSTRI FIGLI?

come spiegare ai bambini l’orrore da una prospettiva psicologica

EDIT: DOTT.SSA PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA STEFANIA LANCINI

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I tragici eventi recenti ci mettono di fronte ad una nuova realtà: quella della lotta al Terrorismo, ove quest’ultimo sta a significare “incutere terrore”.

In un momento come questo, in cui siamo travolti continuamente da immagini e parole che ci giungono dai media, le domande che ci poniamo sono:
E’ giusto dirlo ai nostri figli?
Come affronto l’argomento?
Spengo la Tv?
Non ne parlo davanti a loro?

Come Psicologa e Psicoterapeuta mi sento di consigliare ai genitori di spiegare ai propri figli quello che sta accadendo, ovvero gli eventi tragici che la nostra civiltà sta vivendo, proprio per non lasciare solo dei flash senza voce ed evitare che i piccoli siano esposti senza controllo a informazioni che non sono in grado di elaborare correttamente.
I media ci bombardano di immagini, la gente ne parla a scuola, nei bar, nei negozi, ai parchi etc etc.. e per quanto possiamo cercare di tutelare i nostri figli, tutto questo, anche da lontano, potrebbe arrivare a loro.
La tv va spenta solo per non impressionare con le immagini, così cruenti, che spesso fanno rabbrividire anche noi adulti, ma va spiegato anche questo ai nostri figli.
“La mamma ha spento la Tv perché preferisce spiegarti a voce cosa sta accadendo” (questo può essere uno dei molteplici esempi di comunicazione).
I bambini hanno bisogno di dare voce alle proprie paure e di non sentirsi soli nel provarle.
Hanno bisogno di genitori, che siano pronti ad accogliere quest’emozione e ad offrire loro cura, ovvero un luogo sicuro dove sentirsi protetti.
È importante capire quanto e cosa sappiano e da lì partire insieme, utilizzando un linguaggio semplice ed evitando dettagli cruenti.
Hanno bisogno di qualcuno che, abbassandosi alla loro altezza e con voce dolce, gli dica che anche i “grandi” hanno paura, ma è importante che lo si faccia tranquillamente.
Solo in questo modo, i più piccoli possono darsi il permesso di aver paura senza terrore e senza sentirsi soli, proprio perché vedono l’adulto vivere la paura in assenza di panico. Quindi, nella loro testa passerà il seguente messaggio: “ Posso avere paura come la mia mamma e il mio papà ma senza essere terrorizzato”.
Questo tipo di comunicazione è una necessità, poiché è in questo momento che un bambino può sviluppare paura e angoscia nella vita di tutti i giorni (aver paura di uscire di casa, di non sentirsi al sicuro a scuola, paura di prendere un mezzo di trasporto, paura di vivere situazioni senza i genitori etc etc…) , che via via può manifestarsi come una vera e propria Fobia (specifica o sociale).
I nostri figli hanno, soprattutto, bisogno di sentire che, per una situazione di pericolo ci possa essere una possibile soluzione, di credere che il mondo in cui vivono sia fatto anche di un futuro positivo. E’ molto importante inviare un messaggio di speranza!

Ecco perché ribadisco quanto sia importante non chiudere occhi e orecchie ai bambini, anzi, spiegatelo ai più piccoli, utilizzate le immagini, utilizzate il loro linguaggio ma fatelo! Loro hanno percepito qualcosa ma hanno bisogno di capire che è un fatto circoscritto ad un evento eccezionale, solo parlandone possiamo proteggerli.

“Accompagniamo i bambini nelle loro paure. Insegneremo loro il coraggio, perché solo se si prova paura si può imparare ad essere coraggiosi.”

Logo prova 2Dott.ssa Stefania Lancini

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