L’ADOLESCENTE IN TERAPIA

L’ADOLESCENTE E IL GUSCIO PROVVISORIO

EDIT:  DOTT.SSA STEFANIA LANCINI PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA FRANCIACORTA

Con questo articolo vorrei parlarvi di adolescenza e di come, soprattutto in terapia, sia importante prestare attenzione ai bisogni che sottendono questa delicata fase di vita.

Scelgo di portarvi il disegno di una mia “dolce” paziente, per parlare del risultato che la terapia ha portato alla luce.

 

“ Io sono la farfalla che finalmente è uscita da quel fiore che, fino ad ora, mi ha protetto ma anche limitato a vedere altro: il mondo. Era il mio guscio. Ora posso, sono pronta a volare, ho paura ma vedo la luce e posso respirare aria nuova ” ( Lei, 14 anni)

Ma che significa essere adolescente? Cosa rappresenta il guscio? 

Il guscio provvisorio, nominato da Dolores Munari Poda per parlare di adolescenza, è la metafora che sottolinea il senso di trasformazione del periodo adolescenziale. Un guscio dove poter rientrare per “cambiarsi”, dove poter abbandonare le antiche protezioni infantili e costruire qualcosa di temporaneo per entrare nella fase adulta.

Il passaggio da quando ero bambino a ora che sono adulto.

Questo guscio essendo provvisorio sarà, però, molto fragile. Ecco perché il terapeuta dovrà prestare molta attenzione durante la terapia, ricordandosi che l’incontro con l’adolescente è diverso da tutti gli altri.

L’adolescente NON ha bisogno di essere giudicato, anzi va piuttosto indirizzato, con giudizio, verso la strada della vita. Il terapeuta deve tollerare i silenzi e soprattutto avere pazienza, perché sarà proprio questa “il perno” della buona riuscita della terapia, cosicché  il “piccolo-grande” paziente potrà, attraverso il modellamento del terapeuta, sperimentare un nuovo modo di stare nella trasformazione con la tolleranza.
L’adolescente ha bisogno di spazio e di tempo.

L’adolescente non ci chiede di essere “curato” MA ascoltato e accompagnato con delicatezza e rispetto nella stagione in cui cambia guscio.

Ma che significa essere adolescente?

Mi piace l’idea di Chatwin (1982) che descrive l’adolescenza come un viaggio in una terra come la Patagonia: misteriosa, difficile, apparentemente infinita, libera ma, allo stesso tempo, gabbia, un “non luogo”, una terra dai mille volti. L’adolescente viene descritto come la Patagonia un po’ sopra e un po’ sotto il livello del mare; ed è proprio così che ci si sente: alcuni giorni in paradiso e altri all’inferno, ed il più delle volte questo cambiamento avviene anche in una sola giornata. L’adolescenza è così: tutto e niente, bianco e nero, bello e brutto, buono e cattivo, bravo e incapace… nessuna sfumatura.

Ecco perché l’adolescente va aiutato a riappropriarsi delle sfumature, ovvero a vedere che ci sono più possibilità di scelta.

Essere adolescente significa transizione, ovvero passare dalla fase infantile a quella adulta, lasciare a livello fisico il corpo bambino ed entrare in quello maturo e costruirsi una nuova immagine di sé: l’identità.
Io stessa non tornerei adolescente: i primi amori e le prime delusioni, il gruppo dei pari con l’esserne o non esserne parte, i cambiamenti fisici, le domande sulla vita, le droghe, l’alcol, la scuola…e in tutto ciò la società che ti dice cosa fare, che mette pressione sul decidere ora, a questa età, in mezzo alla confusione mentale e ormonale, su quale strada prendere per diventare adulto.

Come si fa a non aver paura di sbagliare? come se in quel momento fosse l’unica scelta possibile, senza ritorno. Troveremo adolescenti che ascolteranno i genitori, altri che seguiranno il gruppo dei pari, altri che scapperanno dalle scelte e chi ascolterà i propri desideri sarà comunque confuso e impaurito di sbagliare.

Non importa.

Gli adolescenti vanno ascoltati, rassicurati, indirizzati e lasciati liberi: liberi di sbagliare e rialzarsi, liberi di conoscersi e costruirsi.
Costruirsi persona, Costruirsi adulti.

Quello che io posso consigliarvi, basandomi sulla mia esperienza, ma che ritengo essere una tra le cose più importanti da fare, cari genitori e terapeuti, è di viaggiare con loro (in senso metaforico), muniti di uno zaino in spalla pieno di tutto ciò che siamo ( emozioni, preoccupazioni, limiti, risorse…) con la consapevolezza che il viaggio porterà ad una trasformazione. Vedrete che alla fine di questo sorprendente viaggio ne uscirete cambiati anche voi e ne sarete soddisfatti.

Non abbiate paura del cambiamento, per qualsiasi cosa non esitate a contattarmi.

 

Dottoressa Stefania Lancini

 

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