LA FAME DI STIMOLI

una lettura PSICOLOGICA SECONDO L’analISI transazionale

EDIT:  DOTT.SSA STEFANIA LANCINI PSICOLOGA FRANCIACORTA

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Quest’immagine, a mio parere, è l’emblema di quello che succede ai giorni d’oggi, in una società dove i riconoscimenti vengono dati, ma soprattutto cercati, attraverso i social network.
Chi di voi si è sentito, per almeno una volta, come quest’immagine?

Non per forza “disperato” ma piuttosto amareggiato, deluso, triste… tutte sensazioni che possono portare ad altre più profonde come, per esempio, quella del “vuoto”.
Vorrei condividere con voi una chiave di lettura Psicologica a questo fenomeno che tocca buona parte delle persone adulte ma soprattutto la categoria dei minori d’oggi: gli adolescenti.

In  Analisi Transazionale si parla di Fame di Riconoscimenti, ovvero, di bisogni che ognuno di noi ha fin da piccolo. In questo caso si parla di bisogni di tipo relazionale.
Il riconoscimento è uno stimolo relazionale che può essere trasmesso utilizzando vari canali: come il contatto fisico o quello simbolico, attraverso le espressioni verbali.
La finalità del riconoscimento è quella di riconoscere l’esistenza dell’altro.
Questo, in Analisi Transazionale, viene identificato con il termine Carezza, cioè tutto ciò che, riconoscendo l’esistenza dell’altro, comporta una comunicazione con una valenza affettiva.
Come il cibo è indispensabile da un punto di vista fisico e permette la crescita e il mantenimento di un benessere corporeo, così avviene per quanto riguarda le carezze come nutrimento.
Sin dalla nascita siamo estremamente sensibili alla qualità e alla quantità delle carezze che riceviamo.
Carezze sono quelle che trasformano un neonato in un bambino, un bambino in un adolescente e un adolescente in un uomo o in una donna. Esse sono i riconoscimenti reciproci che gli uomini e le donne si danno e che determinano la qualità della loro vita.
Se applichiamo questa teoria al mondo d’oggi, in particolar modo a quello che riguarda i Social Network, possiamo parlare di “Virtual Stroke” ovvero di “Carezze Virtuali”.
Buona parte delle persone utilizza questi mezzi per, come anticipavo inizialmente, cercare carezze, e chi non lo utilizza per questa motivo, sappia che ne riceverà altrettante, quindi in qualche modo ne verrà influenzato.
In che modo? Come vengono ricercate le carezze? Come vengono date?
Una delle modalità di ricerca delle carezze è la pubblicazione dei Post, ovvero messaggi o citazioni che parlano di noi e che hanno l’intenzionalità di trasmettere come la pensiamo o come stiamo in quel preciso momento.
Basti pensare al Social Network “Facebook” che chiede ad inizio pagina:
“Cosa stai pensando?”, questo è già  un primo momento di riconoscimento di sé e del proprio pensiero.
Un’altra modalità di ricerca delle carezze è la pubblicazione delle fotografie, che ci mettono di fronte ad un immagine, e che spaziano dai luoghi in cui ci troviamo, alle persone che frequentiamo, a ciò che mangiamo fino ad arrivare alla nostra immagine personale.
Il “Selfie”, ovvero l’autoscatto, può racchiudere molteplici significati, vari studi hanno collegato questo fenomeno a personalità di tipo narcisistico e ossessivo, a me non interessa fare collegamenti con le differenti patologie, la mia finalità è far emergere il bisogno di carezze che sottende quest’ultimo.

Vi siete mai chiesti perché abbiamo bisogno dei “like” di altre persone, il più delle volte sconosciute?
Provate a pensare ad un adolescente che sta affrontando una nuova nascita, una ridefinizione della propria identità, una persona fragile che non sa utilizzare adeguatamente il proprio filtro delle carezze; Un adolescente che posta su internet una propria immagine e riceve pochi “like” o nessuno, cosa può causare? può portare a delle conseguenze circa la costruzione della propria autostima.
I cosiddetti “mi piace” racchiudono molteplici significati, c’é chi li mette per poterli ricevere, chi li mette perché ci crede davvero, chi non li mette per creare una reazione etc etc..
Una limitazione di carezze tende a riproporre avarizia di carezze, abbondanza richiama abbondanza, carezze negative ripropongono carezze negative e via dicendo.
Il problema è che non possiamo sapere di certo il significato che l’altro da ad un “like”, quello che noi possiamo fare , come persone adulte e genitori di adolescenti, è avere la consapevolezza di ciò a cui potremmo andare incontro ed attivare il nostro filtro delle carezze.

Come? non associare ad un “mancato apprezzamento” il significato di una mancanza di valore.

Ecco perché i genitori hanno un ruolo importante.
Ricercare carezze attraverso i social network è un’arma a doppio taglio da non sottovalutare;           È importante avere la consapevolezza del perché postiamo determinate citazioni/fotografie al fine di aiutarci a ridimensionare il valore e il potere che diamo all’altro.

 

Logo prova 2Dott.ssa Stefania Lancini

 

 

 

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